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benessere aziendale

Giovani e benessere: cosa cercano oggi?

L'analisi Di Clima GNV In ATLA (9)

I giovani sono un argomento molto controverso. Un odi et amo continuo. Quando ero considerata giovane io, noi millennials eravamo etichettati come bamboccioni, in seguito coloro che hanno dedicato la vita al lavoro e infine i primi a parlare di salute mentale. 

Dopo di noi sono arrivati i famosi Gen Z: da eroi del nostro tempo, che hanno portato il benessere psicologico nelle organizzazioni, a impostori del mondo del lavoro. «I giovani non hanno voglia di lavorare e fare sacrifici» è stato il leitmotiv di molte giornate d'aula.

Eppure nessuna generazione è stata osservata e studiata come quasi una specie aliena quanto la Gen Z. 

Cosa cercano nel mondo del lavoro, cosa vogliono, come facciamo ad attrarli, come facciamo a motivarli: lo chiedono continuamente i manager e HR.

Proviamo allora a partire da una veloce analisi dei giovani e del loro rapporto con il lavoro, guardando alle ricerche italiane.

 

Indice

  1. Uno scenario critico

  2. Cosa cercano davvero

  3. Il mondo può andare male, la mia vita no

  4. E nella tua azienda?

Uno scenario critico

Oggi i giovani vivono uno scenario piuttosto critico. Ad agosto 2026 la disoccupazione giovanile in Italia è al 20,3% (Istat): tra i ragazzi dai 15 ai 24 anni che cercano lavoro, uno su cinque non lo trova. È un valore più alto della media europea (Eurostat), degli Stati Uniti e di gran parte dell'Asia (ILO).

E anche chi lavora non sempre ce la fa. Secondo l'Osservatorio GenerationShip 2025 di Unipol, un quinto dei ragazzi e un terzo delle ragazze che lavorano non è in grado di mantenersi senza l'aiuto della famiglia. Un fenomeno, e un divario di genere, impressionante.

Nel mio lavoro, in azienda e in Università, mi capita spesso di parlare con i giovani, e frustrazione, indecisione e smarrimento sono emozioni molto presenti nel loro rapporto con il mondo del lavoro. Io pensavo di trovare nelle ricerche di settore anche una certa disillusione verso il futuro, e leggendo le più recenti questo in parte si conferma. Ma emerge anche altro: i giovani stanno sviluppando strumenti per affrontare questo presente. Ed è un ottimo motivo per ascoltarli davvero, perché possono darci una chiave per gestire il futuro. Vediamo come.

 

Cosa cercano davvero

Dietro la domanda «cosa vogliono i giovani dal lavoro?» l'Osservatorio GenerationShip 2025 fa emergere alcune priorità strettamente collegate:

  • una retribuzione adeguata, che permetta di costruire una reale autonomia;

  • un equilibrio sostenibile tra vita professionale e personale;

  • un ambiente di lavoro positivo.

Però, quando la stessa ricerca chiede quali valori contano di più nel lavoro, al primo posto non c'è lo stipendio né la carriera: c'è il benessere fisico e psicologico, che il 58% dei giovani tra 23 e 35 anni considera molto importante.

Come mai e cosa ci dice questa lettura?

Cosa conta nel lavoro per i giovani

Il mondo può andare male, la mia vita no

L'Osservatorio GenerationShip 2026 mostra qualcosa di inatteso: i giovani hanno poca fiducia nel futuro del mondo, ma molta di più nel proprio. Gli autori della ricerca lo spiegano così:

«Non è forse questione di ottimismo ma di una diversa idea di rapporto fra individuo e mondo. Gli adulti sono cresciuti in un'epoca nella quale era ragionevole pensare che un buon futuro personale dipendesse anche da un futuro collettivo relativamente ordinato (crescita economica, lavoro, istituzioni, famiglia, pensione, progresso). I giovani non possono più fare affidamento su questa concatenazione. E sembrano avere imparato qualcosa di diverso: il mondo può andare male senza che necessariamente debba andare male anche la mia vita.»

Pur riconoscendo le difficoltà del periodo storico, la maggioranza dei giovani lo vive come una fase che apre anche nuove possibilità. Tra gli adulti prevale invece una lettura più difensiva, centrata soprattutto su problemi e incertezze. E quando si chiede ai giovani “qual è il loro consiglio per gestire l’incertezza” la risposta più frequente è: mettersi in gioco. Ma cosa significa, concretamente, per loro mettersi in gioco?

  • Non hanno una strategia sola. Circa un giovane su quattro si prepara ai cambiamenti, uno su quattro difende ciò che ha, poco meno coglie le opportunità. Gli adulti invece puntano soprattutto sulla difesa: lo fa il 34%.

  • Si dotano di risorse personali. Le qualità che ritengono più utili sono la capacità di adattarsi (40%) e l’equilibrio emotivo (36%)

  • Credere in sé stessi e tutelarsi. Salute, benessere psicologico, competenze e libertà di cambiare vengono prima di famiglia e impegni lunghi. E non hanno paura di cambiare: continuano a guardarsi intorno anche quando sono soddisfatti del proprio lavoro. Quella che molti adulti chiamano impazienza, per loro è il modo normale di costruire il proprio percorso.

Per vivere dentro l’incertezza i giovani non aspettano che il mondo torni stabile (come invece stanno facendo gli adulti): avere tante carte in mano, non pensare solo a difendersi, tutelare il proprio benessere e il proprio equilibrio emotivo approcciandosi al cambiamento in modo flessibile.

Risorse che oggi dovrebbero essere considerate oro, e che un giovane può tirare fuori solo se sta in un ambiente positivo, psicologicamente parlando.

E nella tua azienda?

Se i giovani possono aiutare anche manager e adulti a navigare nell'incertezza, e se per loro, accanto allo stipendio (che ovviamente è fondamentale e continua a orientare le scelte), conta il benessere mentale... non vuoi sapere come sta il tuo investimento per il futuro? Non è la cosa più importante oggi?

Nella tua azienda, come stanno i giovani oggi e quanto spazio c’è davvero per il benessere? 

Scrivici a info@gnvgroup.it per avere informazioni sull'analisi del benessere per generazioni di GNV Group.

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